lunedì 26 gennaio 2009

British Journal of Urology

Allego di seguito un articolo segnalatomi da Bertrand, preso dal Corriere della Sera di oggi. Lo studio di cui esso racconta, se dimostrato, è alquanto preoccupante. Già dovevo sentirmi dire che fumare fa male, ora pure questa novità. Roba da creare un vero e proprio allarme sociale: non ci voleva proprio che ci fosse il rischio che ci colpisse la stessa malattia che ha avuto il beneamato Premier (di cui si spiegano le ragioni stando ai suoi racconti). Allego di seguito, e segnalo il nostro sondaggio al lato per gli uomini fra i 20 e i 30 anni. Se votano anche donne o altre fasce il sondaggio sarà necessariamente viziato. Quindi votate, vi prego :D

RICERCA PUBBLICATA SUL Brtish Journal of Urology.

Troppo sesso da giovani aumenta il rischio di tumore alla prostata.

Lo suggerisce uno studio inglese su 800 uomini. Presa in considerazione anche l'attività «solitaria». Un nuovo sistema a fusione di immagini per l'esame della prostata. Gli uomini che tra i 20 e i 30 anni hanno avuto un'intensa vita sessuale, anche onanistica, potrebbero avere maggiori possibilità di ammalarsi di tumore alla prostata. Lo suggerisce una ricerca della Nottingham University ,che ha studiato le abitudini sessuali di 800 adulti. Lo studio, pubblicato sul Brtish Journal of Urology, ha verificato un legame tra alti livelli degli ormoni sessuali, l'intenso appetito sessuale e lo sviluppo del cancro alla prostata, la forma tumorale più comune tra gli uomini. Il dottor Polyxeni Dimitropulu dell'ateneo britannico ha effettuato uno screening della vita amorosa di 400 uomini affetti dal tumore e di altri 409 sani. È emerso che tra gli ammalati il 40% aveva fatto sesso o si era masturbato 20 o più volte al mese e aveva avuto sei o più partner, mentre la percentuale si riduceva al 32% tra i non ammalati. L'incidenza dell'età nei Don Giovanni era dimostrata dal fatto che il 59% di entrambi i gruppi ha raccontato di averlo fatto 12 o più volte al mese quando aveva vent'anni mentre passati i 30 la percentuale scendeva al 48%, per poi precipitare al 28% tra i quarantenni e al 13% tra gli over 50.

venerdì 23 gennaio 2009

La rivoluzione di un padre - di Roberto Saviano da Repubblica

Da Repubblica di oggi

La rivoluzione di un padre

di ROBERTO SAVIANO


BEPPINO Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata.

Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto "all'italiana". Molti negli ospedali sussurrano: "Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva". Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un'infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio.

Come nel film "Le invasioni barbariche", dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l'eutanasia.

Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l'amara consapevolezza che oramai non si emigra dall'Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire. Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all'università durante le lezioni di filosofia.

Il principio kantiano: "Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale" si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato. Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti. E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l'accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione.

L'unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita. Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto. E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all'economia criminale. Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre. Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.

E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione.

Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano. Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati, qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.

Immagino che Beppino Englaro, guardando la sua Eluana, sappia che il dolore di sua figlia è il dolore di ogni singolo individuo che lotta per l'affermazione dei propri diritti. Se avesse agito in silenzio, trovando scorciatoie a lui sarebbe rimasto forse solo il suo dolore. Rivolgendosi al diritto, combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, chiedendo che la sentenza della Suprema Corte sia rispettata, ha fatto sì, invece, che il dolore per una figlia in coma da 17 anni, smettesse di essere un dolore privato e diventasse anche il mio, il nostro, dolore. Ha fatto riscoprire una delle meraviglie dimenticate del principio democratico, l'empatia. Quando il dolore di uno è il dolore di tutti. E così il diritto di uno diviene il diritto di tutti.

(23 gennaio 2009)

domenica 18 gennaio 2009

Homer Simpson tries to vote for Obama...

Grazie Homer....Nonostante tutto ce l'hai fatta :D Sempre geniale la FOX e la sua autoironia! :P

Forse l'Ohaio ma non l'America!! Come dice Homer mentre viene risucchiato...ti ricorda qualcosa Alessia?!?


martedì 13 gennaio 2009

domenica 11 gennaio 2009

Il Testamento - De Andrè

Ha ragione Alessia, come Ivano Fossati...non si possono fare commemorazioni, o scegliere alcuni brani piuttosto che altri...E' il silenzio, individuale, con la bellezza e la forza rivoluzionaria delle individualità, l'unico vero tributo che ciascuno di noi dovrebbe rendere a De Andrè...ciascuno, non insieme, non gruppi di fan, ma ognuno singolarmente... Ma in silenzio non si riesce a stare, si sente il bisogno di parlare, e per questo anche io dico qualcosa, di diverso però, con un altro post....La vera empatia anarchica, la non violenza, nasce da questo stare insieme distinti, questo condividere la vita ciascuno per conto proprio...camminare al fianco gli uni degli altri, senza confondersi...questo è la vita...

Io, inoltre, scelgo anche un brano e lo posto di seguito, tradendo cosi doppiamente De Andrè, scelgo uno che meglio di ogni altro, per ciò che racconta, è forse ciò che oggi ci direbbe lo stesso De Andrè...Era anche il brano preferito da mia nonna, che lo ascoltava sempre...Non è il più bello, perchè non ce ne è nessuno più bello o vero di un altro.






Non smetterò, personalmente, mai di essere grato a De Andrè; si lo so ogni parola che si sceglie sembra banale quando si accosta a De Andrè, come dice Alessia, lui è essenzialmente un pescatore di parole, sempre opportune, mai banali, sempre precise e piene di senso...cosa è la gratitudine, infatti? che significa? è adatta o priva di senso in questa circostanza?serviva dirlo, soprattutto? Ciò che conta sono le esperienze: la vita vissuta...

Posso allora solamente dire che per me è stato il primo e unico maestro di vita, che mi ha fatto piangere o ridere, e tuttora lo fa quando sento determinate canzoni, che ha scandito tutti i miei pomeriggi soprattutto i primi anni di Università, che ha sussurato e continua a sussurrare sempre più spesso i versi delle sue canzoni in molte delle esperienze che ancora tutt'oggi vivo....E' difficile che una serata finisca senza che esca fuori una frase di una canzone di De Andrè...essa ritorna dovunque, permea ogni angolo di questa società, la si sente al bar, la si sente nelle aule universitarie, la si sente persino in aule giudiziarie (sentenze che nominano e citano canzoni come Bocca di Rosa)...La si sente pronunciare da chiunque e dovunque....
Per me De Andrè è questo, e anche oggi se la vita mi accompagna a tradire lo spirito che ha incarnato, lo spirito dell'essenzialità, dell'unico e della sua proprietà, resta per sempre, come il primo amore: resta dentro. Resta, soprattutto, come conforto quando mi accorgo delle mie debolezze e meschinità, perchè mi racconta e denuda quelle di ognuno di noi.

Stasera Rai Tre gli renderà omaggio con i big della musica italiana, e non solo, in studio e in collegamento dai luoghi simbolo delle sue canzoni...Ma De Andrè, anche se non gradiva l'appellativo, individuandone tutti i risvolti ipocriti, De Andrè fu prima di tutto un Poeta...Sacro come ogni Poeta, fu prima di tutto un uomo...Non è un musicista solamente, anche se lo è egregiamente, ma si tradirebbe la verità se non lo si ricordasse soprattutto come uomo. Questo è stato De Andrè e resta ancora oggi uno dei fiori più belli della società italiana, fiore che non è nato dai diamanti, perchè dai diamanti non nasce niente, ma dal letame, perchè dal letame nascono i fiori.

In direzione ostinata e contraria

All'inizio volevo fare un video in cui scorressero immagini nel più raccolto silenzio, per non scivolare nel torto di selezionare alcune canzoni piuttosto che altre e per sottolineare l'assenza di un fine pesatore di parole. Inoltre se di De Andrè oggi può mancarci qualcosa, e ci manca, non è certo il suono della sua voce che canta: quella possiamo replicarla in una serie infinita. Quel che si dimenticano velocemente sono gli sguardi, il modo di fare e l'essere al di fuori del canto: l'effimero della quotidianità.
Poi nel cercare frammenti da montare trovavo cose che andavano ricordate per dare una degna rinfrescata a com'era avere De Andrè, ma che avevano bisogno di voce per essere narrate.
All'uomo, di una generazione genovese irripetibile, che viaggiava in direzione ostinata e contraria.

ps. in alcuni momenti si sentono le canzoni di De Andrè in sottofondo al narrato: non è una mia scelta. Purtroppo erano già uniti alle voci nella traccia audio dei video che ho trovato, e non c'era modo di separarli.


venerdì 9 gennaio 2009

L'umanità non è un optional di serie

Sto cercando di studiare il modo migliore per rendere omaggio a De Andrè, ma è davvero un'impresa e mi sembrerà sempre di aver fatto una squallida figura. Così mi distraggo continuando a sabotare il tono dei post di Sorciccio. Non è che non riconosca la serietà di questi giorni, anzi; solo in questo mondo, quale giorno non vede calpestato l'essere per una manciata di uomini?
Una banale frase ad effetto che rivela uno strisciante qualunquismo? Sicuramente, però da comunicologa non posso fare a meno di ricordare il doppio principio di visibilità che riguarda i conflitti. Non solo un diverso grado di attenzione sulla base delle porzioni di mondo coinvolte, ma anche quell'agghiacciante modo di agire delle istituzioni per cui finchè si ammazzano tra di sè o in modo neanche tanto eclatante la situazione è come se fosse praticamente risolta. L'atteggiamento della comunità internazionale nei confronti del conflitto israelo-palestinese è un po' come quello dello Stato italiano nei confronti della criminalità organizzata: nessuno si impegna a mantenere una pressione costante perchè la situazione arrivi verso un epilogo. Insomma, per dirla con le recenti immagini di Napoli, si butta calce sull'immondizia perchè non puzzi!
Quindi, purtroppo, a darmi dispiacere oltre a quei corpi senza più calore si aggiunge la constatazione che negli uomini, l'umanità non è un optional di serie.
Quindi può capitare allora di arrivare a difendere pure qualcosa di insostenibile come la leggerezza dell'essere (anche se Kundera non intendeva proprio questo).
Quindi, nel frattempo, in totale blasfemia oratoria mando i miei migliori auguri di pronta guarigione alla Befana (il tentativo di consegnare a spalla la nuova auto di Sorciccio ha minato gravemente la resistenza delle sue vertebre lombari).
Quindi, seguendo l'ingorgo commemorativo di questi giorni, offro i miei omaggi alla punto blu dandone la sua versione migliore.














ps. sperando che non debba finire la propria gloriosa carriera contro le vetrine di una concessionaria!